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commento
'Chiesa di San Lorenzo Maggiore'
di Mario Pirone e Marcello Ricci
Inserito il: 21/02/2009

Siamo sempre in pieno centro storico, qui ogni pietra, ogni centimetro ha il suo vissuto. Vorremmo dire che in questo sito il tempo non è trascorso infruttuoso, la storia, la vita, il quotidiano, le glorie, i dolori, le gioie, gli amori, hanno lasciato la loro traccia.
E' lecito pensare che questo passato vuole "vivere" poiché tutto ciò che qui è accaduto non è stato dimenticato; ed anche quando la mano dell'uomo ha cercato di cancellarlo, prepotentemente è riaffiorato. E' un passato intensamente vissuto da generazioni e generazioni, civiltà e dominazioni, stratificate le une sulle altre, con le loro leggi, le loro usanze, le loro religioni. E' d'obbligo dunque, prima di parlare della chiesa di San Lorenzo, ricordare che in questo luogo vi sorgeva ai tempi dei greci "l'agorà"; ai tempi dei romani "il foro", i "templi", il "macellum" in pratica il centro della città, e così via fino ad arrivare ai nostri giorni.
L'attuale chiesa sorge in luogo di una basilica paleocristiana, fatta costruire dal vescovo napoletano Giovanni II (533-555), intitolata al protomartire San Lorenzo.
Una lapide nel pavimento della chiesa ci riporta l'avvenimento qui descritto.
La chiesa primitiva era a tre navate, sul pavimento attuale è delineato il disegno con liste di ottone che indicano sia le mura perimetrali, sia la posizione delle colonne di sostegno.
L'attuale fabbrica fu iniziata intorno al 1270 in occasione della vittoria di Carlo su Manfredi da maestranze francesi e terminata prima della metà del secolo successivo da maestranze locali. La diversità di impostazione architettonica sottolinea la differente concezione di spazi e luci tra l'abside e la navata.
L'unico elemento angioino lo ritroviamo nel portale marmoreo (1324) inglobato nella facciata di Ferdinando San Felice (1742).
Sull'unica ampia navata si affacciano nove cappelle laterali; tra la prima e la seconda a destra si vede un magnifico Crocefisso ligneo del 1300.
Il dipinto dell' "Ecce Homo" presente sul secondo altare a sinistra, si propone in forma inconsueta, con le braccia slegate.
Si narra che nell'anno 1577 un sacrilego furto fu perpetrato ai danni della chiesa.
Prima di andar via, i ladri giocarono a carte il bottino, poggiandosi proprio sull'altare sottostante il quadro dell"Ecce Homo".
In ogni partita c'è sempre un vincitore ed un vinto. In questo caso il vinto sfogò la sua rabbia colpendo il quadro con un coltello. Ed ecco che avvenne il prodigio. Dalla ferita inferta, uscì del sangue, e le braccia si snodarono per permettere alla mano di poggiarsi sulla ferita e fermare il sangue.
Di grande interesse artistico, e molto venerato dai fedeli, è il Cappellone di Sant'Antonio. Rivestito in marmi policromi è opera di Cosimo Fanzago del 1638. Sull'altare una tavola su fondo oro raffigura S. Antonio tra gli angeli, è datata 1438 ed è firmata Leonardo da Besonzo. Molti i miracoli attribuiti a questo Santo, tra i più ricordati quello della intercessione per una grazia. Ecco in breve una storia:
Un condannato a morte si era raccomandato a tutti per ottenere la grazia dal vicerè, ma ... la risposta era sempre negativa! La notte precedente l'esecuzione, un frate si recò dal regnante ed implorò per la salvezza della vita del condannato. Il mattino seguente, fra lo stupore generale, fu trovata, fìrmata dal vicerè, la concessione della grazia. Quella stessa mattina, il vicerè, nell'entrare in chiesa, riconobbe, nel quadro, il monaco che gli era apparso la notte.

Ed eccoci a decantare l'altare maggiore, opera di Giovanni da Nola (1530). La scultura in marmo bianco ospita nella parte superiore le statue di San Lorenzo, Sant’Antonio e San Francesco, mentre nella parte inferiore, un bassorilievo descrive alcune scene dei martiri e dei miracoli dei santi e scorci di Napoli, quali la certosa di San Martino, Porta Capuana e Porta Nolana.
Nel deambulatorio, sulle pareti primarie, troviamo gli affreschi "Gesù in casa di Simeone", "Resurrezione di Lazzaro" e "la Maddalena penitente" datati 1295-1300 attribuiti al Maestro delle Storie della Maddalena. Continuando il giro, notiamo una serie di affreschi con "Storie della Vergine" 1333-34 realizzati da un discepolo del grande Giotto.
Nel presbiterio troviamo il monumento funebre di Caterina d'Austria, opera del maestro Tino da Camaino del XIV secolo. E' giusto ricordare che questo fu il primo lavoro eseguito a Napoli dal grande architetto e scultore senese, al quale oggi è intitolata una strada del quartiere Vomero.
Tutta la chiesa è degna di grande attenzione; pur non volendo togliere ammirazione a niente ed a nessuno, ci limitiamo a segnalare solo la presenza di alcune opere d'arte. Tra queste la Cappella Cacace, con decorazioni in marmo policromo di Cosimo Fanzago, il quadro sull'altare maggiore di Massimo Stanzione, raffigura la "Madonna del Rosario", gli fanno da corollario i quindici quadri in rame, riguardanti i "Misteri del Rosario"; sulle pareti laterali troviamo i busti di Vittoria De Caro, Giovan Camillo Cacace, Francesco Antonio De Caro e Giuseppe De Caro, tutti eseguiti da Andrea Bolgi e, datati 1653.
Solo da poco tempo (1998/99), sono stati effettuati ulteriori lavori nella chiesa, per portare alla luce i resti del pavimento a mosaico della "protesi" e del "diakonicon". Questi due ambienti, ai lati dell'antica abside, erano d'ausilio alla liturgia siro­bizantina ed occidentale.
Nella "protesi", posta sul lato sinistro, venivano portate dai fedeli, le offerte per i sacerdoti. Con queste, i diaconi, preparavano il pane ed il vino che servivano per l'eucarestia. Nel "diakonicon", posto sul lato destro, venivano conservati i paramenti, gli arredi sacri e le particole consacrate. Entrambi i mosaici sono di mirabile fattura, formano disegni geometrici, raffigurano immagini simboliche di vario significato e varie decorazioni come: fiori, uccelli, serpenti ed altro.
Annesso alla chiesa vi è il convento dei frati francescani; il complesso sorge su un'area donata da Giovanni Vescovo di Aversa, nel novembre del 1234 ai frati minori, ratificata con una bolla di Gregorio IX del 19 gennaio 1235.
Nella duecentesca sala dell'ex "refettorio", quanta storia è passata. Ricordiamo solo alcuni avvenimenti salienti:
- 2 marzo 1443 Alfonso I d'Aragona impone ai nobili, Ferrante suo figlio illegittimo, e lo fa riconoscere suo successore;
- Carlo V si appropriò di 1 milione di ducati dal popolo napoletano, con scopo di prevenire le guerre, diversamente utilizzò il danaro, proprio per finanziare una guerra per difendere il suo impero;
- in questa sala si riuniva il "Tribunale di San Lorenzo".
La volta della sala è tutta affrescata ad opera di Luigi Rodriguez; si riconoscono vedute di Napoli e delle province nonchè figure simboliche, genietti alati e le virtù: Gravità, Affabilità, Clemenza, Magnificenza, Magnanimità, Provvidenza, "dignità regia", da praticare per raggiungere l'autorità reale.
Sull'ampio chiostro si affaccia la Sala "Capitolare", custode di numerosi affreschi attribuiti a Luigi Rodriguez - sec. XIV, ed un dipinto di "San Francesco che dà la regola" sempre del XIV secolo ma di autore ignoto.
Una collezione particolare è custodita in teche di vetro, si tratta di trecento gusci di noci in cui sono raffigurati tutti gli episodi dell' Antico e Nuovo Testamento. L'opera, di un artigiano porticese, tal Beniamino Ascione, è dell'anno 1950.
Sempre di epoca recente, sono i lavori effettuati per riportare alla luce la zona archeologica a cui si accede dal chiostro.

...

 


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