Sembra un paradosso ma è, invece, una semplice ed inconfutabile realtà: Napoli è stata ed è troppo amata da troppa gente di dentro e di fuori; purtroppo il troppo amore ha indotto generazioni di medici pietosi a dettar diagnosi e a suggerire rimedi per le sue piaghe verminose. Se fosse stata meno amata, la casa delle tre sirene e dei Re pastori, ne avrebbe guadagnato in credito, in dignità, ed anche in benessere economico e morale. Tutti sono intervenuti troppo nei "fatti di casa nostra" oltre ogni limite di tolleranza e di convenienza. La troppa conoscenza delle cose private ne ha fatto scaturire la diffamazione e la maldicenza perchè non si è dato corso all'antico proverbio: i panni sporchi si lavano in famiglia". Sarebbe bastato un po' di riserbo, nascondendo all'occhio indiscreto, alla penna perversa ed alla bocca sacrilega, le piccole miserie e le piccole ombre che su di noi cittadini e sulla nostra città gravano. Noi invece, per dirla tutta, non abbiamo fatto altro che esibire pubblicamente, a chi voleva sapere ed a chi non voleva sapere, con petulante meticolosità tutte le nostre miserie. Nati nella contrada più beneficata e prediletta dalla grazia divina, sotto un cielo perennemente cristallino, di fronte ad un mare che non conosce tempeste, su di una collina dove anche nei rigori invernali fioriscono le rose, forniti da madre natura di talento geniale e di un cuore esuberante d'amore, da sempre afflitti (ancora oggi politicamente) da dominazioni che ci hanno depredato nello spirito e nella materia, capaci e propensi a trarre gioia e poesia da tutte le bellezze e da tutte le brutture della nostra quotidianità, restii e non inclini a lasciare la nostra città, per la ferma e giusta convinzione e consapevolezza di essere un popolo privilegiato per la fortuna di abitare nel "paradiso terrestre", capaci di adattare il nostro umore ad un giorno di primavera sospeso tra il sole e le nubi, siamo vittime desolate ed inconsapevoli del nostro orgoglio, del nostro temperamento, ma sopratutto della nostra SINCERITA'. Non sappiamo lavare i panni sporchi in famiglia: li scioriniamo in faccia al mondo, ed il mondo ci giudica! Un mondo arido, freddo, disamorato, ignaro del bello e del buono, privo di genialità e di fantasia. Questo è il mondo che osa giudicarci. Con purezza d'animo inneggiamo al sole di Posillipo ed all'ombra dei bassifondi, con fervore poetico cantiamo gli incanti del nostro incomparabile paesaggio ed il lezzo dei "fondacì" caduti sotto il piccone del Risanamento, le nostre dovizie ed i nostri cenci, le nostre virtù e le nostre tristezze. Cronisti di esagerato ossequio alla verità, raccontiamo con la stessa esuberanza di tinte, le benefiche istituzioni ed i nefasti della camorra, le glorie dei nostri musei e gli orrori delle nostre carceri. "Vedi Napoli e poi muori" si è sempre detto, ribaltando questa vecchia massima, vorremmo dire: "vedi Napoli e poi vivi!". Si, perchè solo dopo aver conosciuto questo paradiso abitato dai suoi "genietti" si può veramente apprezzare, conoscere e valutare tutti quei valori morali, materiali, spirituali, che il mondo racchiude. Grandi letterati, grandi studiosi, grandi poeti, grandi pittori, grandi musici, grandi statisti, grandi storici, grandi religiosi, grandi umanisti, grandi filosofi, grandi umoristi, hanno cantato Napoli, magnificandola e descrivendola con il metro delle emozioni e con gli occhi dell'amore, che da lei hanno appreso. - WOLFGANG GOETHE 1787 " ... ho perdonato tutti quelli che perdono la testa per questa città" - STENDHAL 8 marzo 1817 "Parto. Non dimenticherò mai via Toledo e la vista che si ha di tutti i quartieri di Napoli: per me è senza confronti la più bella città del mondo" - Il principe di METTERNICH, dopo la visita a Napoli nel 1819, scrisse alla madre: "Qui sareste la creatura più felice del mondo. Tutto ciò che la natura ha fatto di più bello, di più maestoso e di più incantevole è versato qui a torrenti, su tutto ciò che si vede, si sente e si tocca ... questo paese è tutto ciò che si vuole, tutto ciò che si trova sparso in altre contrade". - Augustin Jal 1832 “Tutto ciò èdi una bellezza ideale, grande e ‘coquette’, che io sentivo e per la espressione della quale il colore manca alla mia tavolozza troppo prosaica”. - Gustave Flaubert 1851 “Bisogna andare a Napoli per ritemprarsi di giovinezza, per mare la vita. Lo stesso sole ne è innamorato.
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